GEFC 2025 High Waters, High Forests, High Lands
scienza, governance e finanza per le terre alte resilienti
Data evento: 10 dicembre 2025 |
Autore: AKSIR Team |
Direzione scientifica:
Giancarlo Puddu,
Stefano Pirilli
Le terre alte del Piemonte sono ecosistema vivente da salvaguardare, ma anche far crescere e rendere attrattivo per capitale umano e finanziario in modo armonico, trasparente, senza forzature ulteriori su un piano ambientale e sociale.
Il 10 dicembre 2025, l’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Torino ha ospitato GEFC 2025 High Waters, High Forests, High Lands, convegno che ha richiamato e riunito ricercatori, amministratori pubblici, manager internazionali e imprenditori con expertise maturata sul campo delle terre alte per co-progettare soluzioni concrete allo sviluppo sostenibile delle Alpi piemontesi e della Valle d’Aosta.
Scienza, governance e finanza hanno lavorato sul paradigma integrato per l’ecosistema idrico-forestale e sociale delle terre alte resilienti, affrontando il nodo critico dell’accesso al doppio volano del capitale: quello essenziale umano, quello qualificante finanziario privato responsabile.
GEFC come osservatorio permanente
Green EcoFinance Challenge è osservatorio e tavolo tecnico permanente promosso da IUSE (Istituto Universitario di Studi Europei), Seed Capital Pro e IUSEFOR Agenzia Formativa. Dal 2021 GEFC costruisce reti multidisciplinari tra università, istituzioni pubbliche, settore privato e finanza sostenibile, operando in ottica del framework EST4ESG (Ethics, Sustainability, Technology for ESG), progettato e implementato da Seed Capital Pro.
L’edizione 2025 è la terza dopo quelle dedicate a transizione ESG (2023) e sport sostenibile (2024). L’introduzione all’evento è stata curata da Emanuele Sgariboldi, presidente di IUSEFOR e membro fondatore GEFC. I saluti istituzionali sono stati portati da Andrea Martelli, presidente della Commissione interregionale Tutela Ambiente Montano del CAI, e Roberto Colombero, presidente UNCEM Piemonte.
Stefano Pirilli, amministratore di Seed Capital Pro e presidente del comitato scientifico GEFC, ha moderato i panel assieme a Giancarlo Puddu, direttore del tavolo tecnico GEFC e principal designer anche dell’edizione 2025.


Panel 1 — ecosistemi idrici e forestali
Il professor Stefano Fenoglio, direttore di ALPSTREAM (Centro per lo Studio dei Fiumi Alpini) presso l’Università di Torino, ha aperto i lavori con un dato che ridefinisce le priorità di policy: l’acqua dei corsi montani rappresenta solo lo 0,0002% dell’acqua presente sul pianeta, eppure serve alla vita di almeno 50 milioni di persone per irrigazione, consumo potabile e gestione reflui.
“I corsi d’acqua montani sono essenziali e insostituibili per la vita di almeno 50 milioni di persone — sono una parte infinitesimale ma insostituibile.”
— Prof. Stefano Fenoglio, Università di Torino, Direttore ALPSTREAM
Fenoglio ha proposto il concetto di homo fluviatilis per comprendere il rapporto ancestrale tra essere umano e acque correnti. ALPSTREAM sviluppa mesocosmi (laboratori in situ) che forniscono dati concreti sulla gestione sostenibile di questi ecosistemi. L’acqua alpina emerge come climate-driven asset: vantaggio competitivo territoriale da salvaguardare con strategie condivise ed efficaci.

Renzo Motta del DISAFA (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari) e Past President della SISEF (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale) ha evidenziato un paradosso che richiede risposta immediata: la superficie forestale italiana è quasi raddoppiata dal 1936, passando da 6 a 10,9 milioni di ettari. Questa espansione senza precedenti pone una sfida gestionale urgente.

Le foreste richiedono, infatti, precisa gestione attiva, consapevole e adattiva per fronteggiare incendi, siccità e deperimenti sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici. Non si tratta semplicemente di aumentare le aree rimboscate ma di qualificare quelle esistenti e renderle funzionali all’equilibrio ecosistemico. Motta ha illustrato numerosi casi di successo che hanno visto l’apporto di primari attori impegnati nel presidio proattivo del complesso valoriale montano, tra cui Slow Food.
Mara Bisi del Dipartimento di Management di UniTo ha chiuso il panel con la dimensione giuridica, illustrando come il diritto possa supportare innovazioni nella governance territoriale in contesti di danno ambientale complesso e multifattoriale. Precisione nell’attribuzione di responsabilità e, conseguentemente, di esoneri rispetto a vincoli inutili produce impatti positivi proprio in ambito montano. Questo deriva da un’applicazione moderna del nesso causale. Bisi ha così presentato esempi di nuovi indirizzi già attivi all’estero sull’applicazione del nesso di causalità, offrendo strumenti concreti per decisori pubblici in un contesto di best practice, next practice e compliance equilibrato e proattivo.
Panel 2 — Metromontagna e governance territoriale
Il professor Filippo Barbera, delegato della Rettrice dell’Università di Torino per le Aree Interne e i Sistemi Territoriali Metromontani, ha introdotto e approfondito il modello metromontano con un dato che cambia la scala decisionale: in Italia 90 città distano meno di 15 chilometri da aree montane. Sul piano pratico dell’esperienza sociologica e storica, non sono spazi separati se non da confini burocratici. Ontologicamente costituiscono un unico sistema integrato che richiede governance verticale, non frammentata per valli.
“In Italia 90 città distano meno di 15 chilometri da aree montane. Sono un unico sistema integrato che richiede governance verticale.”
— Prof. Filippo Barbera, Università di Torino, Delegato Rettrice Aree Interne

Il Tavolo Metromontagna Cuneese, operativo dal 2025, rappresenta il primo tentativo di istituzionalizzare questa visione. Barbera ha documentato un cambio demografico significativo: negli ultimi tre anni 100.000 persone si sono trasferite in aree montane italiane. Superato il quadro di spopolamento, oggi si parla di restanza attiva e ritornanza qualificata, fenomeni generativi di valore che rischiano fragilità senza governance capace di ancorarli con servizi essenziali e infrastrutture.
Andrea De Zordi della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola ha mostrato come una specificità istituzionale riconosciuta — il VCO è una delle tre province italiane con specificità costituzionale per territorio interamente montano — possa tradursi in capacità gestionale e riferimento performante. Ha sintetizzato quattro principi fondamentali applicati all’ecosistema economico montano: pianificazione, innovazione, cooperazione, certificazione. Risultati replicabili come next practice in altri contesti alpini.

Marco Gallo, assessore della Regione Piemonte per lo Sviluppo della Montagna, ha ancorato la discussione a numeri concreti: 180 milioni di euro in investimenti destinati allo sviluppo sostenibile delle terre alte nei prossimi tre anni, supportati da 120 milioni di euro di fondi FEASR, oltre a risorse SNAI, PNRR e programmi Interreg. Si tratta di un impegno preciso e delineato, destinato ad attrarre e fare da volano per capitali privati. Il Piemonte dispone di fondi pubblici significativi, infatti, in ambito montano. La sfida è trasformarli in ancoraggio attrattivo di lungo periodo per capitale privato, questione affrontata nella sessione conclusiva sul design del funding mix pubblico-privato.
La voce degli enti locali montani è stata portata dal presidente Roberto Colombero di UNCEM Piemonte, che ha ribadito come il dato del ripopolamento montano con 100.000 persone trasferite rappresenti un’opportunità storica, purché accompagnata da servizi essenziali (scuole, sanità, trasporti) e da una governance partecipata e condivisa che non distribuisca in modo frastagliato competenze tra più livelli amministrativi sempre più distanti dalla comunità, ma valorizzi la conoscenza basata sull’esperienza territoriale delle comunità montane.

Panel 3-4 — Sostenibilità e valorizzazione
Nicole Dujany, ricercatrice all’Università di Torino e project manager di Seed Capital Pro, ha presentato il caso di Antey-Saint-André in Valle d’Aosta. Il progetto dimostra l’evoluzione da turismo invernale monostagionale a destinazione quattro stagioni mediante infrastrutture leggere, diversificate e adattive.
“La montagna non ha bisogno di progetti formalmente perfetti, ma di progetti credibili, costruiti con i territori, fondati su dati reali.”
— Nicole Dujany, Università di Torino, Project Manager Seed Capital Pro

Il caso rappresenta process-driven innovation concreta: trasformare vincoli strutturali (stagionalità) in opportunità di mercato sull’intero arco temporale annuale. Dujany ha evidenziato nodi critici e possibilità ancora da sfruttare per restituire valore al contesto montano oltre la commodity turistica, oltre il mero consumo, oltre la museificazione. L’obiettivo è rivitalizzazione su tutto l’arco annuale con flessibilità infrastrutturale.
Davide Maestri di Grateful Foundation ha proposto, con puntuale efficacia comunicativa e altrettanto rigore tecnico, strumenti di finanza innovativa ad alto impatto: piattaforme di permitting semplificato per accelerare l’accesso ai fondi, crediti sociali che remunerano i benefici ambientali e sociali che i territori montani generano ma che il mercato non riconosce, modelli di economia rigenerativa. Iniziative concrete e casi studio già attivi testimoniano l’approccio operativo, il perfetto mantenimento del rigore di visione con un deployment capace di andare oltre gli ostacoli burocratici.

Oscar Di Montigny, presidente di Grateful Foundation, ha presentato il framework dell’economia sferica: modello in cui il governo dell’equilibrio tra rischi e benefici si distribuisce equamente tra tutti gli stakeholder, senza concentrazione su pochi soggetti. Un principio di governance-driven equity che risponde alla domanda “per chi creiamo valore?” con “per tutti, in modo bilanciato“. Come per Davide Maestri, anche con Oscar Di Montigny relatrici, relatori e pubblico hanno potuto far tesoro di una visione che con lucida coerenza diventa valore d’umanesimo, oltre che socioeconomico.
Antonella Sada, Head of Public Affairs, Brand Communication and Sustainability di DHL Express Italia, ha tirato le fila di tutti gli interventi precedenti, con un dialogo vivace e preciso su parole e concetti chiave sin lì proposti. Ha posto con rigore una tesi netta: la logistica è infrastruttura sociale essenziale, non solo d’impresa. Senza connessione efficiente ai mercati, anche i prodotti più autentici delle comunità montane rimangono isolati. È proprio in questo tessuto connettivo che la sostenibilità prende forma reale, non cosmetica. Sada e DHL Express Italia hanno messo al centro proprio le marginalità per dare forza a tutta la pipeline. DHL Express Italia sviluppa soluzioni di primo e ultimo miglio specifiche per collegare PMI montane ai mercati globali, abilitando e-commerce e contribuendo a generare valore economico e sociale. Sada ha ribadito come solo un’integrazione piena — non meramente decorativa, non cosmetica — della sostenibilità nella strategia di gruppo permetta effettiva capacità di implementazione e impatto, soprattutto quando la superficie di intervento sono terre alte e aree remote.

La ricerca AKSIR/MINDS Lab
Giancarlo Puddu, direttore del tavolo tecnico di GEFC e COO di Seed Capital Pro, ha affrontato nella sessione conclusiva la questione che unisce tutte le dimensioni del convegno: come trasformare il valore reale delle terre alte in opportunità d’investimento effettivamente accessibili e attrattive per capitali privati responsabili.
Puddu ha presentato i risultati di una ricerca strategica commissionata da ente finanziario internazionale e condotta da Seed Capital Pro tramite il Market Intelligence and Data Science Lab (MINDS Lab) e l’AKSIR Team (Advanced Knowledge-based Services and Innovation Resources Team) — il vertice operativo del MINDS Lab — in coordinamento con il Tavolo tecnico di GEFC.

Gap informativo e sottovalutazione sistemica
La ricerca documenta un problema concreto di scarsa visibilità e appetibilità per gli investitori. Le terre alte piemontesi soffrono di mispricing sistemico: sottovalutazione strutturale del loro valore reale rispetto alla percezione dei mercati finanziari. La causa non è tanto la mancanza di ricchezza economica o sociale, quanto una frammentazione radicale dell’accessibilità informativa e l’assenza di architetture informative open: dati su opportunità imprenditoriali, risorse territoriali, capitale umano ed ecosistema di ricerca rimangono dispersi, non aggregati, non accessibili a chi potrebbe investire.
📊 Sintesi risultati chiave ricerca AKSIR/MINDS Lab
Funding mix europeo a confronto:
Svizzera mobilita capitali privati con leva 1:4 (ogni €1 pubblico attrae €4 privati), Francia 1:2,5, Piemonte attualmente 1:1,5
ROI capitale umano:
Ogni €1 investito in retention genera multipli superiori a 2-3× su 10 anni (stima MINDS Lab)
Deserto VC:
Piemonte montano vanta heritage bancario secolare ma zero venture capital dedicato, mentre Grenoble attrae 13% del VC francese (stima MINDS Lab)
Mountain Tech dual-use:
Worst-case validation: se funziona in montagna, funziona ovunque. Territori come sandbox estremo per validazione tecnologica
Framework nelle e per le terre alte:
Tre driver tassonomici: climate-driven, technology-driven, process-driven
Due driver di sistema: finance-driven, governance-driven
Architetture informative open come soluzione
La ricerca ha indicato un cambio di paradigma necessario quanto possibile. Fondi pubblici non come preparatori passivi ma creatori attivi mediante architetture informative condivise ed accessibili, de-risking efficace per strategia d’ancoraggio credibile, agevolazione dell’investitore privato nel fare due diligence rapide e complete. Questa architettura alimenta un circolo virtuoso che permette di proiettare ogni singolo investimento su portafogli e ambiti temporali idonei e giustificati per le terre alte stesse.

Prospettive 2026
Il convegno ha generato un dibattito vivo sin dalle prime sessioni, con interventi critici e propositivi da parte di studenti, imprenditori, rappresentanti di enti locali e operatori finanziari. La partecipazione attiva del pubblico ha creato un’atmosfera di lavoro collaborativo, dove è emersa una volontà esplicita: operare in ecosistema per sviluppare strategie comuni intorno alle terre alte, superando la frammentazione amministrativa e informativa che oggi costituisce il principale ostacolo alla valorizzazione sostenibile.
GEFC, come osservatorio permanente e tavolo tecnico, continuerà a mappare best practice, creare protocolli condivisi, alimentare la rete multidisciplinare che trasforma visioni in progetti. L’obiettivo operativo dichiarato è rendere il territorio leggibile, comparabile, investibile con chiarezza informativa open e governance credibile, senza mettere a rischio le specificità e peculiarità territoriali.
I cinque driver emersi dal dibattito — climate-driven, technology-driven, process-driven, finance-driven, governance-driven — rappresentano un ecosistema integrato che richiede governance condivisa e infrastruttura informativa comune. Da compensazione passiva a vantaggio asimmetrico attivo. GEFC continua a lavorare per sviluppare next practice piemontesi capaci di rendere il territorio attrattivo per investimenti privati responsabili e di lungo periodo.
Contatti e riferimenti
- GEFC — Green EcoFinance Challenge: info@gefc.it
- IUSEFOR Agenzia Formativa: presidente@iusefor.it
- Seed Capital Pro: giancarlo@seedcapitalpro.eu
- MINDS Lab – AKSIR Team – Investment Intelligence
Gallery fotografica GEFC 2025
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